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25/10/19

Ohsawa è tornato e voi lo dovete leggere!

Da quando incominciai a interessarmi di macrobiotica, più di una decina di anni fa, mi sono chiesto spesso come mai si parlasse così poco del suo fondatore e fosse così difficile trovare i suoi libri.
Ammetto che non sono riuscito ancora
a trovare una risposta a quella domanda, ma allora capii che fosse necessario fare qualcosa per rendergli giustizia.
Per me era davvero un enorme peccato che molte persone che affermavano di conoscere la macrobiotica non avessero mai letto assolutamente nulla di Ohsawa o lo conoscessero solo per sentito dire associandolo sempre a un modello alimentare a loro dire antiquato.
Ohsawa durante una conferenza
In realtà chi ha  messo in disparte Ohsawa ha commesso il delitto di aver messo in soffitta tutte le sue geniali intuizioni e idee nel campo non solo dell'alimentazione, ma anche della metafisica, della scienza, della chimica e dell'educazione così come la sua chiave preziosa per comprendere la logica dei popoli estremo orientali e una visione più ampia della realtà: il principio yin-yang.
Georges Ohsawa è stato tra i primi a portare in Europa
l'agopuntura, lo zen e l'ikebana così come a far conoscere agli occidentali la figura del grande maestro fondatore dell'Aikido Morihei Ueshiba.
Non c'è argomento che Ohsawa non abbia affrontato con piglio geniale, dalle trasmutazioni atomiche a debole energia, allo studio delle personalità dei grandi personaggi storici, passando alla fisiognomica e all'origine della materia e della coscienza.
Insomma sentivo che dovevo fare qualcosa per riportare alla luce il suo pensiero, ma non sapevo proprio cosa e come avrei potuto fare.
Ohsawa con il grande
 Sensei Ueshiba
La soluzione arrivò dall'amico Luca Chiesi che era in cerca di volontari per tradurre e pubblicare un libro che era una sorta di raccolta delle parti più importanti di tutta la sua bibliografia.
Il libro era frutto delle ricerche di Jacques Mittler, uno studioso francese che ad oggi vanta più di 50 anni di conoscenza diretta dell'argomento.
L'idea di Luca raccolse subito l'entusiasmo mio e di molti altri sparsi in tutta Italia e formammo una squadra di lavoro molto affiatata.
Usando delle piattaforme on line siamo riusciti a condividere tutto il materiale che ciascuno di noi traduceva, correggeva e revisionava decidendo insieme anche la grafica e la modalità di stampa e distribuzione. Insomma credo che abbiamo fatto una cosa che nessuno aveva mai fatto prima e il risultato è stato straordinario soprattutto grazie all'enorme mole di lavoro portata avanti da Luca come curatore e dal carissimo Fabio Procopio come revisore del progetto.
La pubblicazione di questo libro mi ha permesso in parte anche di sdebitarmi verso Ohsawa perchè la sua macrobiotica mi ha aiutato a riconquistare la salute in un periodo difficile.
Ti consiglio davvero di prendere questo libro perchè è un piccolo scrigno dove ad ogni pagina puoi trovare un tesoro di grande valore.
Il libro è davvero un opera molto ben fatta e il costo è stato tenuto volutamente molto basso perchè il nostro interesse primario è che la filosofia di Ohsawa si diffonda ed esca dal recinto in cui è stata rinchiusa finora. Ciascuno di noi per quest'opera ha messo a disposizione il suo tempo, qualcuno anche soldi e di avere un guadagno non ci interessa granchè.
Ciò che ci arricchisce di più è la gioia di aver contribuito a diffondere qualcosa di importante che siamo sicuri che sarà apprezzato sempre di più in futuro.
Se siete interessati a ordinare il libro lo potete fare compilando il form sul sito http://lagrandeopera.it.
Spero davvero che vi interesserà e vi appassionerà come è successo a me!


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03/09/19

La caduta e la resurrezione del dottor Gyland e dello scrittore Pezet

Nell'articolo precedente (che puoi leggere qui) ho voluto darti una panoramica di come lo zucchero, una volta ingerito, sconvolga  l'equilibrio glicemico del corpo e di come le cellule cerebrali, che sono le più sensibili alle variazioni di glucosio del sangue, ne risentano pesantemente.
Ora ti dirò invece di come mondo dell'alimentazione naturale (di cui il sottoscritto, a volte suo malgrado, ne è parte :D) debba ringraziare lo zucchero!! Dico davvero: se non ci fosse stato lo zucchero che ci avesse reso così deboli e pieni di problemi, probabilmente non avremmo mai cambiato alimentazione e capito quanto essa fosse importante! Non avremmo cambiato parte del nostro destino!
Infatti i danni che lo zucchero apporta a livello fisico e psicologico non sono certo un segreto per coloro che l'hanno eliminato dalla propria dieta.
Questa certezza nasce in noi non tanto dopo esserci fatti convincere da studi scientifici (che eppure sono numerosi e autorevoli) nè tantomeno dalla fede cieca in qualcosa di filosofico e astratto.
No, nulla di tutto questo ci ha portato a capire davvero, semmai la ricerca delle prove o aderire a una filosofia è qualcosa che è venuto dopo la nostra presa di coscienza. Ma la presa di coscienza è avvenuta per mezzo di un processo empirico, terribilmente pratico e terribilmente reale:semplicemente, dopo tanti tentativi falliti e sofferenze, abbiamo provato a fare a meno dello zucchero e a cambiare alimentazione e sorprendentemente, dopo poco tempo abbiamo iniziato a sentirci molto meglio. Nè più nè meno.
E non c'è davvero altro modo di capire che verificando su di te. E stranamente più il modo di verificare è semplice, meno sono le persone che lo intraprendono.
Forse perchè è responsabilizzante, forse perchè apparirai come quello strano, l'invasato, forse perchè hai paura che ti prenderanno in giro, hai paura di perdere l'affetto di chi ti sta vicino...insomma i motivi possono essere tanti.
Tu hai mai provato ad abolire lo zucchero e l'alcol per un mese e a passare ad un alimentazione in prevalenza di cereali integrali, verdure e legumi? No, non si muore, però nei primi giorni l'organismo non prende tanto bene questo cambiamento, questo è vero. No, non è triste questo modo di mangiare, non necessariamente. Dici che ci si sente meglio per un effetto placebo? Intanto prova e poi mi dici.
Se hai paura di fare questo passo da solo fatti seguire da un dietologo, o da un nutrizionista, fai quello che vuoi, basta che togli zucchero e dolciumi dalla tua dieta e trovi dei sostituti validi (a tal riguardo puoi leggere un mio articolo che ne parla cliccando qui).
Per farti capire meglio voglio riportarti alcuni passaggi ancora dal bestseller "Sugar blues, il mal di zucchero" di William Dufty che ti consiglio vivamente di aggiungere alla tua libreria personale:

"La storia del dr. Stephen Gyland di Tampa, Florida, è un caso esemplare. Questo medico cadde ammalato, con una miriade di sintomi e disturbi mentali e fisici: perdeva memoria e capacità di concentrazione; era debole e in preda alle vertigini, col cuore dal battito accelerato senza un motivo apparente; soffriva di crisi d'ansietà e di tremori inspiegabili.
Il dr. Gyland andò da uno dei più grandi specialisti che conosceva, per sentirsi dire semplicemente che era nevrotico e che avrebbe fatto bene ad andare in pensione  "per il bene di tutta la categoria". Consultò un altro medico e poi un altro, quattordici in tutto, tra cui tre dei più illustri clinici diagnostici in America.[...] Era ormai quasi al termine del suo calvario quando, quando si imbattè nel primo articolo medico pubblicato nel 1924 dal dr. Seale Harris sul Journal of the American Medical Association.
Gyland fece allora il test di tolleranza al glucosio di 5 ore (GTT) e scoprì di avere un tasso di glucosio insufficiente nel sangue...l'ipoglicemia...i blues da zucchero. Seguì allora i consigli di Harris, adottò una dieta più semplice, eliminando tutti i prodotti raffinati. I suoi sintomi d'ansia, i tremiti, i capogiri, le nevrosi e l'arteriosclerosi sparirono.[...] Il dottor Gyland era amareggiato e seccato al punto giusto e saltò alla ribalta con una lettera al Journal dell'AMA in cui rimproverava ai suoi colleghi di aver ignorato il magnifico lavoro da pioniere fatto dal dr. Harris. Giurò di voler trarre profitto da una lezione così duramente imparata per contribuire a diagnosticare e curare le legioni di persone che soffrivano di sugar blues, tra cui i molti cui era stato detto - come era capitato a lui- che lo zucchero raffinato era un buon rimedio per le loro malinconie e altre miserie, quando ne era invece la causa. Cercò poi di dimostrarlo praticamente, trattando oltre 600 pazienti che soffrivano dei suoi stessi sintomi e scrisse uno studio esauriente su questi casi, con diagnosi dettagliate, i sintomi ed il modo con cui rispondevano al suo trattamento, che iniziava sempre con la completa soppressione dei carboidrati raffinati, specie zucchero e farina bianca. Divenuto una pulce nell'orecchio dell'AMA, gli venne finalmente concesso di leggere quanto aveva scritto di fronte ad una delle Associazioni Mediche. Attese però invano anni di veder pubblicati i suoi studi.[...]
Mentre Gyland peregrinava da uno specialista all'altro [...], uno scrittore scientifico, che aveva studiato ad Harvard e al MIT stava passando per lo stesso scoraggiante calvario. Dovette girovagare per innumerevoli sale di consultazione, sopravvivere a diagnosi sbagliate e trattamenti inadatti per più di dieci anni prima di trovare un medico che isolasse il vero problema, lo confermasse con un test GTT e lo liberasse dallo zucchero. Lo scrittore, W.A. Pezet, vide i suoi malanni sparire. Pose allora delle domande stringenti al suo medico, il dr. Abrahamson:
"Perchè così tanti medici non sanno nulla su questa costellazione di sintomi che affliggono tanti milioni di persone? Se la diagnosi è così semplice e la rimozione della causa dei sintomi più semplice ancora, che cosa si deve pensare di tutta la preparazione dei medici?"
Il senso della missione si approfondì in Pezet, quando si accorse che sua moglie soffriva degli stessi suoi sintomi e che, dopo aver smesso lo zucchero, ne aveva avuto lo stesso sollievo. Ne risultò una proficua collaborazione Abrahamson - Pezet, con la pubblicazione nel 1951 del volume storico  Corpo, Mente, Zucchero. 
La vendita di più di 220 mila copie rivelava in modo significativo il grande interesse del pubblico sul soggetto.
Nonostante tanti libri e articoli di questo genere, l'Associazione Medici Americani continuava ad assicurare all'America che i suoi membri sanno tutto su ciò che ci fa o non ci fa ammalare.
Il suo Journal, infatti, nel 1973 proclamava:
"Fatti pubblicizzati di recente nella stampa popolare hanno portato il pubblico a credere che la frequenza dell'ipoglicemia sia cosa comune nel Paese e che i molti sintomi che affliggono gli americani siano dovuti alla suddetta malattia e non riconosciuti come tali. Queste affermazioni non sono sostenute da alcuna prova medica...Ipoglicemia vuol dire basso livello di zucchero nel sangue. Quando si manifesta, si hanno sintomi come sudorazione eccessiva, tremiti, ansia, battito cardiaco accelerato, emicranie, sensazioni di fame, debolezza passeggera, a volte convulsioni e coma. Però , la maggior parte delle persone con questi sintomi non ha l'ipoglicemia".
Come possono proclamare così sicuramente di saperlo?
Tra chi si poneva questa domanda c'era Marylin Hamilton Light, direttrice della Società di ricerche adreno-metaboliche per l'ipoglicemia, che aveva vissuto lo stesso incubo del dott. Gayland. [...] Scrisse al ministero della Sanità Educazione e Assistenza pubblica e chiese di avere i loro dati sull'incidenza dell'ipoglicemia nel paese. Ecco la risposta: "...Dati non pubblicati dal censimento sanitario indicano che circa 66 mila casi sono stati accertati con inchieste a domicilio di persone non facenti parte di istituzioni, durante l'anno 1966-1967, Di 134 mila persone intervistate, si riportano 66 mila casi di ipoglicemia; questo rappresenta il 49,2% delle persone interrogate". 
Non la maggioranza, bensì solo il 49,2%!! 
[...] Ve lo sareste aspettato?Ve l'immaginate il Ministero della Sanità l'Ordine dei medici che cancellano una campagna contro il cancro o le malattie di cuore perchè non affliggono ancora la maggioranza delle persone, ma solo un misero 49,2%?"

Insomma il problema del mal di zucchero è un problema strisciante, spesso sottovalutato se non a volte deriso, di cui iniziamo a renderci conto dell'entità solo quando sparisce dalla nostra tavola e su cui non mi ripeterò mai abbastanza di sottolinearne i rischi.


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19/03/19

Lo zucchero lascialo stare, ci sono droghe migliori!

Da alimento raro, costosissimo, usato a piccolissime dosi per lo più a scopo medicinale, a principale ingrediente della dieta contemporanea: la storia dello zucchero e della sua diffusione nel mondo è una storia di sfruttamento di popoli, di esaurimento di risorse naturali e di nuove sconsciute patologie che sorgevano nelle popolazioni che iniziavano a farne un uso sistematico.
In un solo articolo è impossibile parlare in maniera completa dei vari indizi, per non dire prove, che mettono la polvere bianca tra i più grandi responsabili dello stato degenerato di salute fisica e mentale di una buona fetta della popolazione mondiale.
D'altronde non c'è neanche bisogno che ne parli io, visto che c'è chi l'ha già fatto molto meglio di me: sto parlando del buon William Dufty e del suo bestseller  "Sugar Blues, il mal di zucchero", uscito nel l'ormai lontano 1975 e purtroppo sempre più attuale.
Vi consiglio assolutamente di leggerlo e di custodirlo nella vostra libreria personale perchè è un'opera veramente importante ed è impressionante la mole di lavoro e di ricerca fatta dall'autore nel rintracciare le fonti storiche e scientifiche a sostegno della sua tesi.
Tesi che, tra l'altro, l'autore del libro ha sperimentato sulla propria pelle avendo vissuto con innumerevoli disturbi di salute e vedendoli rapidamente e "miracolosamente" sparire togliendo lo zucchero dalla propria alimentazione e passando a una dieta basata su cereali, verdure, legumi e frutta.
Se vi interessa capire come liberarvi dallo zucchero e dall'ossessione per il sapore dolce potete leggere un mio articolo di un pò di tempo fa cliccando qui , per il resto ho gran poco da aggiungere a ciò che c'è già scritto in quest'opera e mi limiterò a citare un paio di passaggi del libro di Dufty che ho trovato particolarmente  interessanti.
Qui di seguito un passaggio del libro che parla in maniera chiara degli effetti e degli scompensi che lo zucchero scatena nell'organismo una volta ingerito.
In quest'altro articolo invece citerò, sempre dallo stesso libro, la storia di un medico e di uno scrittore la cui vita era stata seriamente compromessa da questa sostanza.
Quindi adesso lasciamo parlare Dufty:

Lo zucchero era veramente qualcosa di più potente della birra o del vino e anche della maggior parte dei farmaci conosciuti dall'uomo. Nessuna meraviglia che gli uomini di medicina arabi e giudei usassero lo zucchero raffinato con cautela e in dosi minime.[...] Come fanno notare i dottori Abrahamson e Pezet in "Corpo, mente e zucchero" ,  "uno stato di ipoglicemia, in cui il tasso di zucchero nel sangue è relativamente basso,tende ad affamare le cellule del corpo, specie quelle del cervello." 
[...] Quando va tutto bene, questo equilibrio è mantenuto stabilmente dalle ghiandole surrenali. Se ingeriamo dello zucchero raffinato (saccarosio), assorbiamo una sostanza che rappresenta lo stadio ultimo di trasformazione prima del glucosio, sostanza che sfugge così in larga misura ai processi chimici del nostro corpo. Il saccarosio passa direttamente  nell'intestino, dove diventa glucosio "predigerito"; questo, a sua volta, è assorbito dal sangue, dove il rapporto di equilibrio tra glucosio e ossigeno è già stato prestabilito  con precisione: ecco allora che il livello di gluscosio nel sangue viene drasticamente aumentato, l'equilibrio distrutto ed il corpo entra in crisi.
E' il cervello a registrarlo per primo. Dalla corteccia surrenale esce un flusso di ormoni per mobilitare tutte le riserve chimiche che possono equilibrare l'eccesso di zucchero: dalle isolette del pancreas esce l'insulina, che serve proprio a tener basso il livello di glucosio nel sangue, lavorando in antagonismo complementare agli ormoni delle surrenali (adrenalina), che si preoccupano di tener alti invece i livelli di zucchero. Tutto ciò avviene con un ritmo frenetico, e i risultati sono prevedibili: andando troppo in fretta, si spinge troppo in là. Il tasso di glucosio nel sangue  scende ad un livello bassissimo ed una seconda crisi si produce in conseguenza della prima.[...] Tutto questo si riflette sulle nostre sensazioni, su come ci sentiamo. Quando il glucosio viene assorbito dal sangue, ci sentiamo in forma e viviamo un rapido "tirarsi su". Però questo aumento di energia presa a prestito non tarda a subire un calo e il glucosio scende al minimo.
Ci sentiamo allora stanchi, provati e dobbiamo fare uno sforzo anche solo per muoverci o pensare e questo sino a che il tasso di glucosio non sia nuovamente risalito, [...] ci capita di essere irritabili, tutti nervi e scatti.
La gravità di una crisi conseguente ad un'altra crisi dipende dal sovraccarico di glucosio. Se continuiamo ad assorbire degli zuccheri, una nuova doppia crisi comincia sempre prima ancora che quella vecchia sia finita. L'accumularsi delle crisi arriva entro la fine della giornata a farci "dare i numeri".
Come risultato di anni ed anni di giornate come questa, ci ritroviamo con le ghiandole surrenali distrutte: non tanto a causa del superlavoro, quanto dai continui "colpi di frusta". La produzione globale di ormoni è scarsa e le quantità sono sfasate; questa funzione alterata si riflette sul sistema endocrino. Ben presto il cervello può avere difficoltà a distinguere quello che è reale da quello che non lo è. Se poi siamo sottoposti ad uno stress, andiamo a pezzi, perchè il nostro sistema endocrino non ce la fa più;[...] I medici che hanno studiato questo meccanismo notano che " siccome le cellule cerebrali sono quelle che dipendono interamente dal tasso di glucosio nel sangue per il loro nutrimento, sono dunque le più colpite. Il preoccupante aumento ed il grandissimo numero di "malati di nervi" tra la popolazione è proprio una riprova di questo fenomeno".



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24/04/18

Dolci e prodotti da forno...Perchè li amiamo così tanto?


Spesso non riusciamo a capire bene perchè abbiamo così tanta voglia di un cibo piuttosto che di un altro, tendiamo ad attribuire la nostra scelta come dovuta al caso, invece queste dinamiche riescono ad essere ben spiegate e comprese utilizzando un approccio al cibo che si basi sull'aspetto energetico oltre che a quello biochimico.
Un caso abbastanza evidente è la voglia di dolce o di prodotti da forno dolci/salati, spesso accompagnati da fame eccessiva.
E lo ammetto, se pur con il tempo il desidero di dolce si è attenuato molto (anche per il merito di aver abbandonato lo zucchero dalla mia vita con tutte le conseguenze che ne comporta) ,la voglia di prodotti da forno resta il mio punto debole...li adoro e non vorrei mai farne a meno.

Quindi oggi ci concentreremo su queste 2 dipendenze: quella dal dolce, e quella dai prodotti da forno.
Quello che avviene nel momento in cui queste voglie si manifestano è un processo che a livello biochimico apparentemente è uguale in entrambi i casi  e consiste nell'ipersecrezione di insulina da parte del pancreas che è costretto ad un super-lavoro. Questa gran quantità di insulina abbassa eccessivamente e molto rapidamente il livello di zuccheri nel sangue creando una condizione più o meno prolungata di ipoglicemia i cui sintomi si manifestano proprio come fame eccessiva e mancanza di lucidità mentale e stanchezza. Se poi ,quando mangiamo, torniamo a ingurgitare prodotti che portano ad alzare eccessivamente l'indice glicemico, come risposta avremo di nuovo un'ipersecrezione di insulina e il giochetto si ripete e diamo vita a un circolo vizioso che non finisce più e che porta, andando avanti col tempo, a stressare e indebolire il pancreas fino a, in casi estremi, compromettere la sua capacità di produrre insulina.
E se, come dicevo,  il meccanismo di voglia di dolce o di prodotti da forno sembra identico (sono entrambi due cibi che alzano velocemente la glicemia) , se invece lo si osserva usando il principio orientale yin/yang (se vuoi capire in generale cos'è e come si applica al cibo il principio yin/yang puoi leggere l'articolo che ho scritto qui) si può osservare che le cause che le scatenano sono in realtà abbastanza diverse.
Nel caso ci sia voglia di dolce o del forte desiderio di alcolici si tratta del desiderio di un cibo molto yin, un cibo che serve a rilassare:la causa di questa voglia è quindi probabilmente la conseguenza di una condizione di eccessiva tensione e contrazione del pancreas causata da un eccesso di alimenti o stimoli yang (stress, cibi eccessivamente salati, secchi asciutti e compatti come formaggi duri, salumi, carne di pollo e tacchino e prodotti da forno). Il desiderio di alcolici, in particolare, è quasi sempre collegato a un'alimentazione ricca di cibi animali.
Nel caso invece delle voglie di prodotti da forno si tratta invece del desiderio di un cibo yang:non  è un caso che spesso desideriamo quelli più secchi e duri (taralli, grissini, biscotti). La causa in questo caso è una condizione eccessivamente yin in cui il corpo è indebolito da eccessi di alcuni alimenti come cioccolato, caffè, zucchero e altri alimenti o frutta di origine tropicale.
Quindi per la macrobiotica esistono 2 tipi di ipoglicemie: una causata dall'eccesso di yin e l'altra da un eccesso di yang e spesso, nell'alimentazione moderna che è composta di eccessi di alimenti sia di un tipo che di un altro, una voglia richiama l'altra come un cane che si morde la coda.
Il primo modo per ridurre questi stati di debolezza è sicuramente sostituire e ridurre il più possibile o togliere del tutto quegli alimenti che hanno caratteristiche estreme (zucchero, alcolici, caffè, cioccolato, formaggi, uova, salumi e carne, e alcuni tipi di pesce come quelli a carne rossa e quelli conservati sotto sale) e iniziare un'alimentazione maggiormente equilibrata che sia basata principalmente su cereali integrali, verdure, legumi e frutta di stagione (delle semplici indicazioni su cosa potresti mangiare le puoi trovare in questo articolo qui).

Gli stufati di zucca carote e cipolle
 aiutano a
ridurre la voglia di dolce
Altra cosa importante è muoversi in maniera furba e quando arriva la voglia di dolce o di prodotti da
forno, bisogna farsi trovare preparati: degli ottimi alimenti che si possono mangiare per attenuare un pò queste voglie sono la frutta cotta e le verdure dolci stufate o cotte a lungo, in particolare zucca, cipolle e carote, anche in grande quantità.
Con questi accorgimenti, nonostante richiedano un pò di fatica  iniziale, una persona può cominciare a sperimentare su di sè quanto il cibo possa influenzare notevolmente propria la vitalità, lucidità e gli stati d'animo.
Con questo sto dicendo che una persona debba eliminare dalla sua vita i prodotti da forno e i dolci?Assolutamente no, non è questo il punto.
I dolci da forno così come il pane e la pizza, sono buoni e non dobbiamo rinunciarci (tranne che magari per un periodo in cui bisogna sistemare dei problemi legati all'abuso di questo tipo di prodotti), basta solo farne un uso equilibrato e bisogna saperli preparare bene cioè senza uova e burro e utilizzando farine di qualità, dolcificanti naturali e una buona lievitazione, altrimenti creano accumuli, muco, pesantezza e possono essere anche causa di problemi alla pelle e all'intestino.
Poi si possono fare molte alternative diverse dai classici prodotti da forno come i dolci o  il pane cotti al vapore, i dolci al cucchiaio, i budini o i dolci fatti senza farina usando i cereali in chicco usando sempre zero derivati animali e dolcificanti naturali.
Tornando ai prodotti da forno, saper scegliere una farina di qualità è fondamentale. Più una farina è raffinata e macinata fine, più alzerà la glicemia e più creerà una colla nell'intestino.
Meglio scegliere quindi farine semilavorate (come la tipo 1 o la tipo 2) o integrali, macinate a pietra, il più possibile fresche: la fibra dei cereali, oltre ad avere importanti vitamine e sali minerali, rallenta la digestione degli amidi abbassando l'indice glicemico e attiva la peristalsi intestinale.
Ogni tanto è bene  imparare fare prodotti da forno con le farine di cereali senza glutine come farina di riso, saraceno, miglio o mais che hanno un'indice glicemico più basso.
Il malto somiglia al miele, ma ha una composizione
zuccherina più equilibrata
Come dolcificanti io consiglio di scegliere il malto di riso o di mais e la frutta secca. Il malto  è un alimento che ha un buon equilibrio tra zuccheri semplici, carboidrati complessi e sali minerali e conferisce una dolcezza equilibrata al dolce.
Poi ci può stare che se volete fare un dessert particolarmente dolce ricorriate  allo sciroppo di riso, lo sciroppo d'acero, il miele o un pò di zucchero di canna integrale  ma vi consiglio di farlo raramente, come eccezione.
Ciò che dovete sicuramente fare è bandire lo zucchero bianco o di canna che sia e tutti i dolcificanti di sintesi come aspartame, o pseudo naturali come la stevia, ecc...


Pasta madre
appena rinfrescata
Anche una lievitazione prolungata permette una buona scomposizione degli amidi complessi in composti più digeribili che spesso conferiscono aromi e sapori particolari, in particolare al pane e alle focacce. Tra le varie forme di lievitazione la migliore è sicuramente quella con la pasta madre perchè coinvolge un numero molto vasto di lieviti e microorganismi che contribuiscono a una pre-digestione degli amidi e alla neutralizzazione di alcune sostanze anti-nutrienti come l'acido fitico che è presente nella crusca delle farine integrali. In alternativa è ottima anche la lievitazione usando un pre-impasto a base di farina, acqua e poco lievito di birra chiamato biga che di solito viene preparato la sera prima del giorno in cui si impasta, garantendo una pre-lievitazione di almeno 10-12 ore. Per i dolci che richiedono una lievitazione più rapida, un buon compromesso può essere l'impiego di sostanze lievitanti come il cremor-tartaro e il bicarbonato che si trovano già mischiati in bustine in molti negozi di          prodotti naturali.
Insomma mi sembra di avervi detto tutto quello che serve per acquisire un pò di consapevolezza in più quando non sapete come gestire gli attacchi di fame!
Poi sul blog trovate qualche ricettina che potete prendere come riferimento!

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22/03/18

Il gomasio, il "must" della macrobiotica

Ciao a tutti oggi vi voglio parlare di un condimento che se vi interessate di macrobiotica o di alimentazione naturale non potete non conoscere: il gomasio!
Il nome deriva dall'unione di due vocaboli giapponesi: goma (sesamo) e shio (sale) e si prepara macinando dei semi di sesamo con del sale marino integrale.
E' un alimento molto apprezzato per il suo buon sapore e per il buon odore che lascia nella vostra cucina quando iniziate a tostare i semi e a macinarli. E' un'ottimo sostituto del sale, valorizza il sapore dei cereali e può anche essere un'alternativa senza glutine a un'impanatura o a una gratinatura che solitamente viene fatta con il pangrattato. 
Molte persone insomma conoscono il gomasio per quello che è: un buon condimento. Però c'è molto di più. Infatti l'origine di questo alimento tradizionale che Ohsawa ha riscoperto si perde nel passato antico della cultura nipponica e rappresenta una delle tante applicazioni del principio Yin-Yang che ai tempi era parte integrante e fondante della cultura giapponese (se ancora non sapete cosa sia il principio Yin - Yang e volete saperne qualcosa in più potete leggere il mio articolo a riguardo cliccando qui).
Lo yin dell'olio di sesamo presente nei semi (il procedimento yang della tostatura è fatto per equilibrare le qualità eccessivamente yin dell'olio a crudo) si lega al sale (che sappiamo essere molto yang) e ne migliora la sua assorbimento da parte dell'organismo (spiego bene questo concetto in un articolo sul sale che puoi leggere qui)
In macrobiotica è considerato un alimento terapeutico:ha una funzione alcalinizzante per lo stomaco e aiuta a ripulire l'intestino.
La preparazione può avere diverse varianti e proporzioni, ma rimane comunque molto semplice da fare. Io la trovo molto rilassante e molto zen.

Fate scaldare una grossa padella con un fondo piuttosto spesso a fiamma sostenuta, dopo un minuto aggiungete i semi di sesamo continuando a mescolarli con un cucchiaio di legno per fare in modo che si tostino in maniera uniforme. Se i semi sono già ben puliti senza pietruzze o sassolini potete aggiungerli senza lavarli altrimenti li laverete immergendoli in una marmitta piena d'acqua mescolando filtrandoli poi con un colino. In quest'ultimo caso la tostatura richiederà un pò più di tempo. 
Vi accorgerete che i semi sono pronti per essere tolti dalla fiamma quando qualcuno di questi comincerà a scoppiettare e inizierete a sentire per la casa un buon odore di tostato. A questo punto provate a prendere qualche seme e a schiacciarlo con le dita: se si sfarinano facilmente vuol dire che sono pronti (attenzione a non bruciare i semi! Non devono diventare scuri e non devono prendere un sapore amaro!).
Trasferite i semi in una marmitta.
Prima di iniziare a macinare mettete un pò di sale nella padella ancora calda in cui avete tostato il sesamo senza accendere la fiamma e lasciatelo per 5 minuti. Questa breve tostatura del sale contribuisce a renderlo più facile da macinare.
I semi di sesamo mentre vengono tostati devono avere sempre un bel
colore dorato .

Per la macinazione ci serviamo di in un mortaio giapponese ,chiamato suribachi, che ha la caratteristica di presentare delle zigrinature sulla sua superficie che permettono la macinazione uniforme del sesamo utilizzando il minimo sforzo. Infatti, vi basterà girare il pestello di legno (chiamato surikogi) in maniera circolare facendo una minima pressione. 
I semi vengono trasferiti nel suribachi e iniziano a essere
macinati.
La proporzione tra il sesamo e il sale che metterete a macinare varia a seconda delle scuole di pensiero e del gusto personale. Ohsawa consigliava di prepararlo mettendo 1 cucchiaio di sale per 7 cucchiai di sesamo, io personalmente uso una proporzione più blanda di circa 1:15 o 1:20,  so che alcuni usano addirittura una proporzione 1:30. Provate voi a vedere ciò che è meglio per voi, personalmente ritengo che da 1:7 a 1:20 il gomasio abbia un azione efficace sull'organismo, ma andando oltre risulti troppo "diluito".
Iniziate quindi a mettere il sesamo e a macinare grossolanamente e dopo un minuto aggiungete il sale e continuate a macinare fino a che non ottenete un composto in cui almeno l'80% dei semi risultano sfarinati.
Conservate il gomasio in un contenitore ermetico e consumatelo entro 1 settimana.

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Masticare può salvare la vita: l'esperienza di Lino Stanchich

Quante volte nella vita ci viene detto di masticare piano e lentamente? Quante volte riusciamo a farlo davvero? Beh, per quanto mi riguarda lo ammetto, faccio davvero fatica a non trangugiare quello che ho nel piatto; sin da bambino sono sempre stato vorace, ho un rapporto viscerale con il cibo.
Inizialmente pensavo che masticare bene fosse poco più che un gesto di bon ton, nel migliore dei casi un modo per digerire meglio, ma pur sempre un dettaglio trascurabile.
Poi a un certo punto della mia vita scopro la macrobiotica e rimango incuriosito da questa affermazione di Georges Ohsawa:



Occorre masticare ogni boccone almeno 50 volte e, se volete assimilare il metodo macrobiotico il più rapidamente possibile, da 100 a 150 volte. "dovete masticare le vostre bevande e bere i vostri cibi" diceva Gandhi.
 Il più delizioso boccone, diventa tanto migliore quanto più lo masticate.

G. Ohsawa "Lo zen macrobiotico e l'arte della longevità"


Cercando di capire il motivo di questa raccomandazione scopro che la ptialina, l'enzima presente nella nostra saliva, gioca un ruolo fondamentale nella digestione e nella scomposizione degli amidi dei cereali e che, se quest'ultimi non sono ben insalivati, non vengono ben assimilati, creando muco e scorie acide (da qui la convinzione, vera a metà, che i cereali creino acidità).
Scopro anche che Ohsawa raccomanda la masticazione anche come forma di meditazione in quanto masticare lentamente obbliga la persona a fare uno sforzo di pazienza e di presenza verso ciò che si sta facendo. 
Leggendo "Il medico di se stesso" di Naborou Muramoto scopro anche che per la medicina cinese la masticazione rafforza anche la vitalità e la salute degli organi sessuali e dell'intestino crasso i meridiani energetici che ne presiedono la vitalità sono legati alla muscolatura della mandibola.
Insomma arrivo a scoprire che la masticazione non è una cosa proprio di poco conto!
Pensavo però che una corretta masticazione non potesse avere ancora altre funzioni  più importanti di questa. Poi invece scopro che addirittura può salvare la vita. 
E lo scopro leggendo la storia di quest'uomo, chiamato Lino Stanchich, che racconta come la masticazione abbia salvato la vita a lui e a suo padre quando, in due periodi storici diversi furono imprigionati e condannati ai lavori forzati:

Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, mio padre Antonio Stanchich fu fatto prigioniero in Grecia dai Tedeschi e mandato in Germania in un campo di concentramento.
Il lager era collegato ad una fabbrica dove tutti i prigionieri erano obbligati a lavorare molto duramente, d'inverno faceva molto freddo, le baracche erano poco riscaldate, l'abbigliamento inadeguato e il cibo insufficiente.
Mio padre mi disse: "Avevo quasi sempre freddo ed ero costantemente affamato". Al mattino mio padre riceveva una tazza di caffè di cicoria ed una fetta di pane, a pranzo e a cena gli veniva data una zuppa in cui c'erano patate e qualche altra verdura oltre a cereali o fagioli e saltuariamente un pò di carne.
Un'immagine recente di Lino Stanchich
Non passava giorno senza che qualcuno morisse di fame e durante i freddi mesi invernali molti altri morivano di assideramento... Fu allora che mio padre fece una scoperta che gli avrebbe salvato la vita: quando aveva sete, istintivamente tratteneva l'acqua fredda in bocca e la "masticava" per intiepidirla prima di deglutirla, normalmente masticava 10-15 volte.
Un giorno che l'acqua era particolarmente fredda, la masticò 50 volte! Oltre a calmare la sete, l'acqua effettivamente sembrava dargli energia. Dapprima pensò che fosse solo la sua fantasia, ma dopo ripetuti esperimenti, mio padre concluse che, in effetti, ,masticare l'acqua 50 volte o più gli forniva maggiore energia. Era perplesso, come poteva della semplice acqua dargli energia? Quarant'anni più tardi questo mistero venne chiarito.
Mio padre cominciò un esperimento. All'inizio masticava ogni boccone di cibo solo 50 volte, poi provò 75 volte, poi 100, 150, 200, fino a 300 volte per boccone...a volte di più.
Egli mi disse che il numero magico di masticazioni era 150, dopodichè poteva proseguire quasi all'infinito con un continuo aumento di energia. Spesso c'era poco tempo per masticare, il pasto del mattino durava mezz'ora; il pranzo un'ora, mentre il tempo della cena durava quanto voleva lui.
La tecnica che mio padre aveva sviluppato era semplice: mettere un cucchiaio di liquido o di cibo solido in bocca e masticare, contando ogni masticazione. Egli condivise la scoperta con i suoi amici, la maggior parte dei quali gli disse: " Via Toni, tutto ciò è solo nella tua testa!". I suoi amici pensavano che 10 o 20 volte fossero sufficienti, ma due di loro si unirono a mio padre nelle sue sedute di masticazione e confrontarono le rispettive esperienze. 
Tutti conclusero che questa tecnica dava loro più energia, si sentivano meno affamati e perfino più caldi.
Dopo due anni di campo di concentramento, nel 1945, i prigionieri vennero liberati dall'esercito Americano...Della squadra di mio padre soltanto in 3 sopravvissero, mio padre e i suoi 2 amici che praticarono la masticazione...
Nel 1949 la Yugoslavia si ritrovava in una situazione politica tumultuosa. Il governo comunista non permetteva ai cittadini italiani di andare in Italia...Quell'anno tentai la fuga, ma fui catturato alla frontiera e condannato a 2 anni e mezzo di lavori forzati. A 17 anni mi trovai anch'io ad essere prigioniero. Anche se non fu orribile come il campo di concentramento tedesco in cui fu imprigionato mio padre, la mia prigionia fu estremamente dura, la dieta era simile a quella di mio padre: un panino con caffè di cicoria per colazione, una tazza di zuppa in genere con orzo e fagioli a pranzo, la stessa cosa per cena.
Una volta a settimana la zuppa comprendeva un pò di carne, consideravo buono il pasto quando trovavo almeno 20 fagioli nella zuppa. Anch'io ero sempre affamato.
C'era però una differenza rispetto all'esperienza di mio padre: a me veniva concesso un piccolo pacco da casa, una volta al mese. Siccome i pacchetti spesso non arrivavano, chiesi a mia madre di mandarmi cipolle crude, sale e pane integrale affettato e secco, sentivo che nessuno avrebbe rubato un pacco simile e, in effetti, li ricevetti tutti. 
Questo fece la differenza, affettavo la cipolla in lunette, la intingevo nel sale e la masticavo con un pizzico di pane secco, bastava berci sopra uno o due bicchieri d'acqua che mi sentivo sazio. Se masticavo adeguatamente mi sentivo pieno di energia e con una strana sensazione di fiducia e coraggio, non avevo paura di niente e di nessuno. Masticavo nel modo che mio padre mi aveva insegnato, fino a 150 volte e oltre, con un'aggiunta importante: masticavo con gli occhi chiusi. I risultati furono eccellenti...
La mia esperienza nel campo di concentramento mi influenzò profondamente. Quando tornai a casa, nel 1951, sembravo molto più adulto rispetto ai miei 19 anni...Un anno dopo fu concesso alla mia famiglia di andare in Italia e nel 1953 emigrammo negli Stati Uniti d'America. Il cibo era abbondante lì. Insieme a mio fratello gestimmo diversi ristoranti di nostra proprietà. Con la ricca dieta americana non c'era certo il problema della fame ed io cessai il mio regime di masticazione.
Passarono molti anni quando cominciai ad accusare gli effetti dannosi derivanti dal mio modo di vivere altamente stressante. Con sorpresa mi resi conto che stavo scavandomi la fossa con la mia forchetta! La nutrizione e i cibi naturali divennero uno dei miei interessi, provai molte diete, dal crudismo alla dieta di sola frutta, dalla iper-proteica alla lacto-vegetariana, tutte funzionavano temporaneamente.
Poi scoprii la macrobiotica, che studiai ed adottai con entusiasmo, ero ancora una volta deciso a sopravvivere.

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04/03/18

Il sale della terra



A volte mi chiedono che alternative ci possano essere al sale perchè, ormai lo dicono tutti, "il sale fa male". 
La mia risposta è che il problema non è il sale, ma la forma in cui questo viene assunto tramite l'alimentazione. 
Il sale è un alimento importantissimo, in passato  era la paga dei soldati romani (da cui ha origine la parola "salario") e non solo perchè è un ottimo conservante, ma anche perchè nella sua forma integrale apporta sali minerali fondamentali, stimola la digestione e alcalinizza il corpo. 
Fortunatamente c'è ancora chi estrae e lavora il sale nella sua forma integra con il metodo tradizionale. Questo prodotto si può trovare in quasi tutti i negozi di prodotti naturali.
Ohsawa a proposito del sale scriveva:
"...il professor Quinton, allora professore alla Sorbona, emise la teoria che tutti gli esseri viventi venivano dal mare. Il suo libro "L'acqua di mare" è molto interessante e la sua teoria è accettata dagli uomini di scienza di tutto il mondo...Egli foggiò il termine "talassoterapia" e raccomandò l'uso del sale. Per questo sono estremamente sorpreso di constatare che la paura del sale, nonostante non sia basata su nessun dato scientifico, domina la moderna medicina. La più importante funzione del nostro corpo si basa su un buon equilibrio tra il sodio e il potassio nel sangue ...Di modo che possiamo chiederci da dove venga questa paura del sale se non da una prolungata superstizione."
La macrobiotica è arrivata alla conclusione che i problemi che la medicina attribuisce al sale sia  causata da due fattori:
- Un eccessiva assunzione di sodio nell'alimentazione dovuta sia all'abuso di sale di cattiva qualità (molto diverso dal sale integrale e molto più ricco di sodio),ma soprattutto associato grande quantità di prodotti animali consumati nella dieta che sono particolarmente ricchi di sodio.
- L'associazione di questo eccesso di sodio con l'eccesso di grassi saturi assunti con i prodotti animali che contribuiscono a creare rigidità e indurimenti in diverse zone del corpo.
Quindi l'affermazione riguardo la pericolosità del sale è un'affermazione vera a metà: chi mangia o ha mangiato per molto tempo una gran quantità di cibi animali deve sicuramente stare attento al sale, ma la cosa in assoluto migliore per questa persona non è eliminare completamente il sale, ma togliere o ridurre di molto dalla sua alimentazione i prodotti animali (in particolare carni,insaccati e formaggi) il cui mix sodio/grassi saturi possono portare a diversi tipi di problemi.
Al contrario, per chi adotta una dieta vegana o vegetariana da molto tempo il sale è fondamentale in quanto l'alimentazione vegetale è ricca di potassio, ma molto scarsa di sodio.
Una cosa su cui la macrobiotica pone particolare attenzione è quella di usare il sale in cottura e in una forma più solubile possibile abbinandolo sempre a dei grassi di buona qualità come gli olii  spremuti a freddo. Questo perchè il sodio, legandosi alle molecole dell'olio riesce a essere immagazzinato meglio dalle cellule dell'organismo.
Questo binomio tra grassi o succhi aciduli (yin) e sale (yang) è presente in tutti i condimenti salati nati in giappone che poi la macrobiotica ha rilanciato: dalla salsa di soja, al miso, al gomasio fino ad arrivare alle umeboshi. 
Il sale assunto in questo modo è tutt'altro che pericoloso ed è anzi un valido alcalinizzante e un aiuto digestivo. 
Bisogna inoltre dire che il sale se non è abbinato a un consumo di grassi animali difficilmente rappresenta un pericolo per il sistema circolatorio.
Quindi smettiamola di temere l'uso del sale e cominciamo a comprendere come tutto vada visto in una logica più ampia che tenga conto della storia alimentare dell'individuo, della sua condizione e della sua costituzione fisica.
E chissà cosa voleva dire Gesù quando disse che noi siamo il sale della terra...


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11/11/17

L'alimentazione naturale può aiutare a migliorare la propria salute?

Spesso parlo o sentiamo parlare di cucina e alimentazione naturale, ma cosa si intende con questo termine?
Non c'è una definizione univoca a riguardo, ci sono tanti modi di fare da mangiare che si definiscono di cucina naturale,ma che sono molto diversi uno dall'altro. A volte è solo una trovata di marketing o di moda, altri la intendono come la cucina vegana (una definizione che comprende un pò tutto, dalla coca cola alle patatine), per altri ancora con questo termine intendono il crudismo, ecc... 
Credo però che per molti l'essenza del termine cucina naturale sia il cucinare con materie prime prodotte senza prodotti di sintesi e non trattate, che sono state sottoposte a meno lavorazioni possibili quindi più vicini alla forma in cui sono disponibili e presenti in natura.
Chi sposa questa definizione di sicuro ha a cuore l'ambiente, ma la trovo comunque una visione  limitata. Infatti non serve a molto mangiare dei cibi prodotti in maniera sana se non sappiamo scegliere e combinare gli alimenti che ci possono aiutare ad essere forti, resistenti e vitali. 
In poche parole, se il nostro pranzo e la nostra cena quotidiana è a base di salame bio, magari stai mangiando cibo con meno additivi, ma non credo che questo cibo ti aiuterà a stare bene a lungo termine.
Quindi me cucina naturale significa: cucinare alimenti il più possibile genuini e non trattati, scegliendo e combinando quelli più importanti per la nostra salute, creando piatti equilibrati.
Per scegliere gli alimenti più adatti e come combinarli, la macrobiotica (qui trovi il link dove racconto a grandi linee come è nata e su cosa si basa) secondo me offre un metodo pratico, semplice ed efficace che si basa sui principi millenari della medicina tradizionale cinese e allo stesso tempo soddisfa il fabbisogno di elementi nutrizionali su cui si basa la scienza dell'alimentazione attuale. 
Questo principio Yin-Yang in cucina per me può essere usato principalmente in 2 modi:
1 Seguendo un approccio che molti chiamano appunto di cucina naturale che porta a creare piatti anche molto estrosi e molto ricchi. Questo approccio non sarà mai in grado di risolvere a fondo un problema di salute, ma se seguito con buon senso aiuta a chi è in buona salute di restarci o di migliorare alcuni piccoli problemi.
2 Seguendo l'approccio macrobiotico tradizionale che è più rigoroso e comporta l'eliminazione di alcuni alimenti dalla propria dieta per un certo periodo e il ritorno a un modo di mangiare molto semplice basato principalmente su cereali integrali, verdure e legumi. Questo comporta una piccola rivoluzione nel modo di intendere il cibo e i sapori e si possono riscontrare molte testimonianze (tra cui il sottoscritto) in cui ha rappresentato un grande aiuto verso svariati problemi di salute e agendo in tempi piuttosto brevi.
E' scientificamente dimostrato al di là di ogni dubbio che l'alimentazione ha un ruolo fondamentale nella prevenzione di molte malattie.
A me invece piace definirla cucina curativa (anche se potrei essere messo al rogo per questo :D) , ma si tratta solo di un mio parere personale fondato sulla mia esperienza e non su studi scientifici, anche se sono convinto che in futuro ce ne saranno. Il lavoro di medici e ricercatori come Berrino e Longo, mi fa ben sperare in tal senso.
Nel caso vogliate usare il cibo per salvaguardare, migliorare o prevenire la vostra salute è bene rivolgersi a persone esperte in questo campo e se si fosse malati bisogna essere ovviamente seguiti da un medico che conosce questi strumenti.
Rimango comunque convinto che il miglior alleato resti il proprio buonsenso e la propria capacità di giudizio e discernimento.
Nel blog ci sono diverse ricette: alcune sono raccolte sotto l'etichetta cucina naturale, altre come macrobiotiche proprio in virtù di quanto scritto sopra.
Sperimentarle non vi farà altro che bene, anche all'anima.





26/10/17

Le 10 direttive di Ohsawa, ovvero il buonsenso su cosa e come mangiare

A volte quando si inizia un nuovo percorso alimentare non si sa dove andare a sbattere la testa, non si capisce cosa mangiare, cosa evitare, ci si complica la vita, quando la parola magica è: SEMPLIFICARE!
"La dieta macrobiotica" Ed. Astrolabio
Georges Ohsawa era sicuramente un amante della sintesi. Credo sapesse che, quantomeno all'inizio, bisogna solo concentrarsi sugli aspetti più importanti. E per quanto riguarda la cucina non c'è da conoscere molto più delle 170 pagine del suo classico "Lo zen macrobiotico e l'arte della longevità" tradotto anche come "La dieta macrobiotica". 
In queste pagine il fondatore della macrobiotica parla anche delle 7 diete, ma è un argomento che affronterò in un altro post. Credo sia meglio ora partire con 10 semplici regole che sono valide oggi così come lo erano quando scrisse questo libro che fu dato alle stampe nel 1966. Prima però, se non l'hai già letta, ti invito a leggere qui una breve panoramica di che cosa è la macrobiotica.
Qui è Ohsawa a parlare:

1 Non prendete cibi né bevande forniti dall’industria come zucchero, bevande conservate, alimenti colorati chimicamente.
2 Cucinate gli alimenti con olio vegetale o acqua. Usare sale marino non raffinato e non arricchito. Tra le pentole sono da preferire quelle di acciaio inox o di terracotta.
3  Man mano che vi sentirete meglio e comprenderete il principio Yin - Yang potrete provare ad allargare la dieta, ma con prudenza. Potete continuare le diete al di sopra della n 3 per quanto tempo volete senza problemi, ma se la vostra salute non migliora tornate alla dieta 7 per una o due settimane o anche più. (Le diete dalla 4 alla 6 sono diete a base di cereali integrali e verdure, la 7 di solo cereali integrali con alcune integrazioni. Quest'ultima viene seguita per un periodo limitato di tempo e con una certa attenzione).
4 Non mangiate frutta o verdura coltivata con l’uso di concimi e pesticidi chimici.
5 Evitate il più possibile di prendere alimenti che provengano da un posto lontano rispetto a quello in cui vivete.
6 Consumate prodotti di stagione
7 Evitate le verdure più Yin come le solanacee (pomodori, peperoni, melanzane, patate)
8 Non usate spezie tropicali o insaporitori chimici, condite con il sale integrale , il miso e la salsa di soja ottenuti con metodi naturali.
9 Evitate il caffè e i thè che contengono coloranti cancerogeni. Il thè verde cinese e il thè giapponese tostato (bancha e kukicha) vanno bene.
10 Gli alimenti di origine animale allevati vengono trattati quasi tutti con un gran numero di prodotti chimici, invece gli animali selvatici e il pesce pescato in zone marine pulite no. Se proprio desiderate dei cibi animali optate per questi ultimi.

Molte di queste 10 semplici raccomandazioni al giorno d'oggi potreste riceverle tranquillamente anche da un medico o un nutrizionista, difficilmente però questi ultimi avrebbero dato questi consigli negli anni '60, quando Ohsawa pubblicò il suo libro. Infatti, in quegli anni nel mondo della medicina allopatica c'era la quasi totale convinzione che conservanti, pesticidi e zucchero non fossero assolutamente dannosi, anzi venivano rappresentati come invenzioni miracolose. Chissà poi se questa campagna promozionale che fecero fosse completamente disinteressata...ma questa è un'altra storia!! Voglio solo sottolineare quanto Ohsawa, pur non avendo una formazione medica tradizionale, sia stato precursore e anticipatore di una serie di scoperte (in particolare riguardo lo zucchero) e di idee che la scienza ha riconosciuto solamente in tempi abbastanza recenti. 

Guardando invece le raccomandazioni n 4,5 e 6 si nota come Ohsawa sia stato il precursore della filosofia Bio e Km0 che ora tutti promuovono a gran voce. E questo 60 anni fa!!
Ohsawa poi nel suo libro prosegue in modo essenziale e semplice a spiegare quali sono gli alimenti migliori per ristabilire la salute. 


Georges Ohsawa

Cosa mangiare
"Tutti i cereali come il riso integrale, il grano saraceno, il frumento, il mais, l'orzo, il miglio sono eccellenti. Li potete mangiare crudi o cotti, con o senz'acqua, alla griglia, al forno o ridotti in crema, anche in grandi quantità, ma masticandoli bene.
Potete anche mangiare tutte le verdure di stagione (eccezion fatta per le solanacee) come carote, cipolle, zucca, radici, cavolo, cavolfiore, crescione, lattuga. Tra le piante selvatiche potete usare il tarassaco, il farfaro, la bardana, il crescione. la tonsillaggine, ecc.."




Insomma un ritorno alla semplicità e alla centralità del cereale integrale e delle verdure di stagione cotte con olio di buona qualità. E come condimenti sale marino integrale e i condimenti giapponesi come miso e salsa di soja che sono molto apprezzati e si sono rivelati dei validi alleati per la salute umana. Certo partendo poi da questa base possiamo ampliare  la varietà di cibo con legumi, condimenti di vario tipo, alghe marine, dolci e preparazioni varie, ma se volete capire qual'è la base più importante della filosofia macrobiotica, vi basterà ricordarvi di queste raccomandazioni che vi ho citato. Semplice, no?



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23/10/17

La macrobiotica, questa sconosciuta...

Cominciamo il nostro viaggio cominciando a conoscere la filosofia che ispira la mia cucina e che rappresenta allo stesso tempo la base di una diversa visione della vita. Una visione  integrata e olistica delle cose, che non si pone in contrasto con la scienza, ma che la può integrare offrendo stimoli e spunti di riflessione.
Alcuni pensano che la macrobiotica sia una dieta, altri un nuovo tipo di cucina, in realtà la macrobiotica è una filosofia pratica che applica dei semplici princìpi appartenenti alla filosofia dell’estremo oriente per permettere all’uomo di comprendere i suoi squilibri e in questo modo scegliere liberamente l'orientamento della sua vita.
Il primo ambito in cui applicarla è l’alimentazione perché è la base della nostra vita (se non si mangia non si vive) con cui costruiamo ogni giorno il nostro corpo (come diceva Ippocrate “Noi siamo ciò che mangiamo”).

Come nasce la macrobiotica?

La macrobiotica (che significa “scienza della grande vita”) è un termine nato nella scuola ippocratica dell’antica Grecia e che è stato ripreso da un giapponese, Georges Ohsawa (pseudonimo di Nyoti Sakurazawa 1893- 1966) per dare il nome alla sua filosofia.
Georges Ohsawa
Nato in Giappone durante il periodo dell’apertura del paese alle idee e agli stili di vita occidentali, Ohsawa perde sua madre e suoi fratelli da giovanissimo a causa della tubercolosi, ammalandosi lui stesso da adolescente. Considerato un caso senza speranze e abbandonato dai medici occidentali , il giovane Ohsawa viene aiutato da un ex medico dell’esercito giapponese che ancora applicava la medicina tradizionale del Giappone (Sagen Ishizuka).
Questo medico scoprì che l’alimentazione tradizionale Giapponese ,fornendo sodio e potassio in un rapporto simile a quello presente nelle funzioni fisiologiche del corpo umano, fosse in grado di ristabilire molto velocemente la salute.
Grazie a questo metodo Ohsawa guarì e sentì di dover portare avanti e approfondire il lavoro del suo maestro.
Cominciò a studiare gli antichi testi di medicina orientale e tutte le arti tradizionali e arrivò a capire che in ogni fenomeno operano sempre due polarità e che la conoscenza del modo in cui operano queste forze , soprattutto nell’alimentazione, potesse cambiare non solo la salute dell’uomo, ma il suo destino.
Queste due forze in estremo Oriente vengono convenzionalmente chiamate Yin e Yang e rappresentano le due polarità di cui ogni fenomeno è composto.



Come funzionano Yin e Yang (12 teoremi di Ohsawa)

1 Yin e Yang sono presenti in ogni cosa, ogni cosa è frutto della loro interazione.
2 Fenomeni Yin e Yang vengono prodotti continuamente.
3 Yin è centrifugo, Yang è centripeto. Yin e Yang producono l’energia.
4 Yin attira Yang e Yang attira Yin.
5 Ogni fenomeno è una combinazione di Yin e Yang con proporzioni diverse
6 La composizione di Yin e Yang di ogni fenomeno cambia di continuo. Ogni cosa è costantemente in cambiamento.
7 Niente è mai completamente Yin o completamente Yang, c’è sempre una parte seppur piccola di Yin e di Yang in ogni fenomeno.
8 Niente è neutro. In ogni fenomeno c’è comunque una predominanza di Yin o di Yang.
9 La forza di attrazione aumenta e diminuisce a seconda di quanto è forte la polarità.
10 Yin respinge Yin e Yang respinge Yang, più le polarità sono simili più si respingono.
11 L’estremo Yin si trasforma in Yang, e l’estremo Yang si trasforma in Yin.
12 Ogni corpo fisico è Yang nel suo centro e Yin in superficie



 Yin e yang nella materia e nel cibo

Yang estremo                                                                         Yin estremo


Estate                                                                                  Inverno
Piccolo                                                                                Grande
Caldo                                                                                  Freddo
Rosso,arancio, giallo                                                         Verde, blu, marrone, violetto 
Direzione verso il basso                                                    Direzione verso l’alto
Pesante e denso                                                                  Leggero e soffice
Pochi liquidi                                                                       Molti liquidi
Forma bassa, corta, squadrata                                         Forma alta, lunga, tonda
Animale                                                                              Vegetale
+ sodio – potassio                                                               + potassio – sodio
Dinamico                                                                             Statico
Maschile                                                                              Femminile
Pratico                                                                                 Filosofico
Duro                                                                                     Molle                                
                                                                                                 
                                                                                                                                                             
Voi come vi sentite?


Persona più Yang                                                                                Persona più Yin
Attivo                                                                                                    Passivo
Teso                                                                                                       Rilassato                                
Molto organizzato                                                                                 Poco organizzato
Positivo                                                                                                 Negativo
Attacca                                                                                                  Fugge
Estroverso                                                                                             Introverso
Azione                                                                                                   Riflessione
Voce forte                                                                                              Voce timida
Muscoli duri                                                                                          Muscoli deboli
Poco sensibile                                                                                       Molto sensibile
Si alza presto                                                                                         Si alza tardi

Un eccesso di fattori yin andrà a incrementare le caratteristiche yin della persona sia da un punto di vista fisico che comportamentale così come un eccesso di fattori yang andrà ad incrementare le caratteristiche yang dell'individuo.                                                                                                                                                                  

Per la macrobiotica il nostro stato di salute è legato in particolar modo al cibo che abbiamo assunto quotidianamente                           


Tabella cibi Yin Yang

Droghe , farmaci e aspartame
+++++++++++++++++
Superalcolici
++++++++++++++++
Bevande gassate zuccherate
++++++++++++++++
Zucchero
+++++++++++++++
Caffè
++++++++++++
Vino
+++++++++++
Sakè
+++++++++++
Birra
+++++++++++
Frutta tropicale
+++++++++++
Latte, yogurt
+++++++++++
Solanacee
++++++++++
Spezie
+++++++++
Formaggi freschi
+++++++++
Frutta di stagione cruda
+++++++
Insalate e verdura cruda
+++++++
Olii vegetali
++++++
Frutta secca
+++++
Frutta cotta
+++++
Seitan e tempeh, tofu
+++++
Semi oleosi tostati
++++
Verdure cotte a foglia verde
++++
Verdure cotte tonde tipo zucca, cavoli
+++
Verdure cotte a radice
+++
Legumi
++
Alghe
++
Mais
++
Orzo
++
Avena
+
Frumento
+
Riso integrale
Più equilibrato
Miglio
+
Grano saraceno
++
Pesce a carne bianca
++++
Molluschi
++++
Crostacei
+++++
Pesci a carne rossa
+++++
Formaggi stagionati
++++++
Carni Bianche
+++++++
Salumi e carni rosse
+++++++++
Uova
+++++++++++
Miso, salsa di soja
++++++++++++
Sale
++++++++++++++
                 






 Y
  I
 N






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 Q
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  L
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 B
 R
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Alcune cose in particolare sono importanti da capire per non cadere in equivoci e fare confusione:
1 Per la macrobiotica i cibi migliori per creare equilibrio sono quelli che hanno caratteristiche Yin - Yang equilibrate (cereali, verdure e legumi, frutta di stagione, saltuariamente pesce se lo si desidera) , conditi con sale marino.
2 Abbinando due cibi estremi non si crea un equilibrio (per esempio salumi e frutta tropicale), ma una continua oscillazione tra estremi creando un’estrema instabilità.
3 Se la nostra condizione è Yin non significa che dobbiamo ricorrere a cibi estremamente yang nutrendoci di uova e salame, ma si tratterà di aggiungere un poco più di sale in un piatto di cereali verdure e legumi privilegiando quelli più yang  (riso integrale, miglio, saraceno, radici, lenticchie, azuki, ecc..). Per un eccesso di yang vale l’opposto (meno sale, più verdure verdi, più orzo, mais, frutta cotta)
4 Yin e Yang non sono valori assoluti, ma relativi. Un alimento o un fenomeno è Yin o Yang sempre in rapporto a un altro.
5 Le malattie sono fenomeni Yin che si creano sia dall’eccesso di Yin dell’alimentazione ,ma anche dall’abuso di molti cibi Yang (lo Yang estremo si trasforma in Yin).
6 Le cotture variano in base alla stagione: durante i mesi freddi cottura più yang ( al forno, stufato a lungo) nei mesi caldi cotture più yin (saltato veloce in padella, pressato)

Si può anche notare che la macrobiotica sia una delle poche discipline a dare un senso e una spiegazione chiara ad alcuni comportamenti alimentari: per esempio è facile notare nella vita di tutti i giorni che il consumo di salumi, carne, formaggi stagionati stimoli la voglia di dolci, alcol e di caffè. Questo perchè alimenti estemamenti yang e ricchi di sodio come la carne portano a una condizione di estrema contrazione che viene compensata da cibi molto yin come appunto lo zucchero o l'alcol. 
Chiunque può provare su di sè e notare che la voglia di questi alimenti estremi diminuisce molto quando si passa a un alimentazione più equilibrata. 
Pochi notano che gli alcolisti sono tutti grandissimi consumatori di cibi animali e che nei paesi in cui il consumo di cibi animali è ridotto anche il fenomeno dell’alcolismo è inferiore.
L’approccio macrobiotico è in grado anche di spiegare, ad esempio, le tradizioni alimentari dei diversi popoli: ad esempio perchè i popoli del nord che vivono in climi freddi usano molto conservare sotto-sale e mangiare maggiori quantità di grassi e cibi animali, oppure perchè le prescrizioni religiose dei popoli che vivono in climi molto caldi vietino gli alimenti più yang (come la carne di maiale) o consiglino un’alimentazione vegetariana.
I campi di applicazione di questa filosofia sono vastissimi e non interessano soltanto il cibo e questo la rende ancora più affascinante. 
Tornerò ancora a parlare di questo argomento che mi sta molto a cuore, intanto io spero di avervi incuriosito ad approfondire e di non avervi messo troppa confusione in testa! :)


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